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Alcuni studi hanno mostrato che la paura migliora la sensibilità al contrasto visivo, facilitando la discriminazione di stimoli in condizioni di scarsa visibilità (Phelps et al., 2006). Tuttavia, non è chiaro se questo vantaggio percettivo si estenda alle emozioni positive, che promuovono un'elaborazione globale degli stimoli (Uddenberg & Shim, 2015). Inoltre, fattori individuali (alessitimia, enterocezione, umore) potrebbero modulare questi effetti.
Metodo: 50 studenti (25 maschi, M=24.4 anni ds= 2.3) hanno giudicato se delle frecce nere su sfondo bianco, con diverso livello di contrasto visivo, erano disposte in orizzontale o in verticale. Le frecce erano precedute dalla presentazione di volti emotivi (felici o impauriti) o neutri, sia dritti che capovolti. Sono stati registrati i tempi di risposta e somministrati TAS-20 (alessitimia), MAIA (enterocezione) e PANAS (umore).
Risultati: I partecipanti sono stati più lenti in presenza di volti felici rispetto a quelli impauriti, specialmente con stimoli meno discriminabili (basso contrasto). Inoltre, quando gli stimoli erano preceduti da volti capovolti/neutri, all’aumentare dell’umore positivo rallentavano i tempi di risposta, mentre all’aumentare della consapevolezza enterocettiva i tempi di risposta diminuivano.
Conclusioni: Le emozioni positive, a differenza di quelle negative, rallentano l'elaborazione visiva fine, supportando l'ipotesi di un trade-off tra analisi globale e locale. Inoltre, le differenze individuali modulano la percezione solo quando mancano chiari segnali emotivi. Questi risultati supportano l’idea che la percezione visiva sia il risultato di molteplici fattori legati sia alla qualità della stimolazione ambientale sia alle predisposizioni individuali.