Speaker
Description
La maggior parte degli studi sulla attenzione spaziale uditiva hanno esaminato gli effetti attentivi su stimoli presentati nello spazio anteriore, mentre rimane da stabilire se effetti analoghi possano essere osservati anche nello spazio posteriore.
A questo scopo, abbiamo chiesto ad un gruppo di partecipanti di completare un compito attentivo tipo Posner in cui uno stimolo uditivo veniva presentato da uno di sei altoparlanti, disposti attorno al partecipante a copertura dei 360°. In ogni prova, un cue visivo (freccia) precedeva un target uditivo. Nei 2/3 delle prove, il cue indicava la posizione del target (prove valide), mentre nel restante 1/3 il target era presentato in posizioni inattese (prove invalide), con distanze cue-target variabili. Nel 6,25% delle prove, il cue non era predittivo (prove neutre).
Per stabilire se i benefici della pratica musicale riguardino anche l’attenzione uditiva e la sua distribuzione nello spazio, abbiamo misurato anche la performance di un gruppo di musicisti e confrontata con quella dei controlli.
Entrambi i gruppi mostrano un vantaggio delle prove valide rispetto a quelle invalide con un andamento quadratico del gradiente (rallentamento maggiore per distanze cue-target minori). Cue posteriori portavano a spostamenti attentivi più veloci, soprattutto verso l’emicampo anteriore. I musicisti mostravano maggior velocità e accuratezza in tutte le condizioni, ma soprattutto nelle prove neutre.
I risultati, letti in chiave evolutiva, sembrano indicare un disancoraggio più faticoso dal riferimento visivo anteriore. Infine, la pratica musicale sembra portare ad una distribuzione attentiva più omogenea, rapida ed efficace, soprattutto quando è richiesto di coprire l’intera scena uditiva.
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